Dedica qualche minuto a te stess*. Leggi ogni domanda con calma e prova a rispondere pensando a ciò che senti davvero, senza cercare la risposta perfetta.Non ci sono risposte giuste o sbagliate e non devi dimostrare nulla a nessuno. Se una domanda ti fa riflettere, concediti il tempo necessario; se invece ti mette a disagio, puoi saltarla e tornare eventualmente più avanti.Non cercare di essere divers* da ciò che sei. Comincia semplicemente da te.
Se puoi, tieni accanto a te un quaderno e scrivi le tue risposte a mano. Mettere i pensieri nero su bianco può aiutarti a soffermarti su ciò che senti e a dare maggiore spazio alle tue riflessioni. Conserva le tue annotazioni: potrai rileggerle in futuro e osservare come cambia il tuo modo di vedere le cose.Non preoccuparti della forma o della lunghezza delle risposte: questo spazio è soltanto tuo.

Ripensa ai messaggi, anche non espressi apertamente, che hai ricevuto durante l'infanzia e a come possono aver influenzato il modo in cui oggi ti consideri e riconosci il tuo valore.
Ripensa a come venivano accolti i tuoi sentimenti durante l'infanzia. Chiediti se ti sentivi libero di mostrare tristezza, rabbia, paura o gioia, oppure se avevi imparato a trattenere alcune emozioni per evitare critiche o disapprovazione.
Ripensa alle aspettative che si percepivano in casa, pur senza essere espresse a parole. Forse c'erano emozioni da nascondere, comportamenti da evitare o modi di agire da rispettare per sentirsi accettati e mantenere la serenità familiare.
Ripensa a ciò che accadeva quando in famiglia nascevano tensioni o divergenze. Si parlava per chiarirsi, si alzava la voce, si evitava il confronto oppure si finiva per non rivolgersi più la parola? Queste esperienze possono averti influenzato nel modo in cui affronti oggi i conflitti.
Ripensa a eventuali momenti in cui ti sei sentito sbagliato, inadeguato o giudicato per il tuo modo di essere. Cerca di capire che cosa è successo e quale idea di te stesso potresti aver iniziato a costruire a partire da quell'esperienza.
Ripensa a come vivevi le esperienze scolastiche, ai rapporti con gli insegnanti e con i compagni. Chiediti se ti sentivi incoraggiato e sicuro di te oppure se alcune esperienze ti hanno portato a dubitare delle tue capacità.
Ripensa alla persona che ti trasmetteva tranquillità nei momenti difficili, che sapeva consolarti o con cui ti sentivi libero di essere te stesso. Se non ti viene in mente nessuno, va bene anche questo: ogni infanzia è diversa e merita di essere ascoltata senza giudizio.
Ripensa ai tuoi bisogni di affetto, ascolto, protezione, comprensione e riconoscimento. Chiediti se ti sei sentito accolto per ciò che eri e se hai ricevuto il sostegno di cui avevi bisogno per crescere sentendoti al sicuro.
Ripensa alle situazioni in cui ti sentivi responsabile del dispiacere o della rabbia di un adulto. Chiediti se queste esperienze hanno influenzato il modo in cui vivi oggi il senso di colpa e il timore di deludere gli altri.
Ripensa a come venivano accolte le tue lacrime: qualcuno ti consolava e cercava di capire cosa provavi, oppure ti sentivi giudicato, rimproverato o costretto a trattenerti? Queste esperienze possono averti influenzato nel modo in cui oggi esprimi le tue emozioni.
Prova a distinguere ciò che hai imparato a comprendere con il tempo da ciò che senti ancora dentro di te. A volte, capire perché una persona si è comportata in un certo modo non basta a cancellare il dolore che quell'esperienza ci ha lasciato.
Ripensa alle occasioni in cui ti sei sentito apprezzato, accolto o considerato speciale dai tuoi familiari. A volte basta un abbraccio, una parola gentile o sentirsi ascoltati per percepire quanto siamo importanti per qualcuno.
Ripensa alle parole che usavano per raccontare come eri, cosa facevi o quali capacità avevi. Ti sentivi valorizzato e compreso oppure criticato, messo in imbarazzo o frainteso? Le parole degli adulti importanti possono influenzare il modo in cui impariamo a vederci.
Ripensa a come venivano accolte le tue emozioni e se potevi esprimere liberamente ciò che provavi, dire di no o chiedere un po' di spazio per te. Chiediti se ti sentivi rispettato nei tuoi bisogni oppure se dovevi mettere da parte ciò che sentivi per non disturbare o far stare male gli altri.
Ripensa a ciò che hai perduto o che ti è mancato da bambino, come una persona importante, un legame affettivo, un senso di sicurezza o un'infanzia spensierata. Alcune esperienze possono lasciare un segno nel tempo, anche quando pensiamo di averle superate.
Ripensa a come venivano accolti la malattia, il malessere e il bisogno di cure nella tua famiglia. Ti sentivi accudito e compreso oppure ti capitava di dover minimizzare il dolore o di non ricevere l'attenzione di cui avevi bisogno?
Prova a pensare a ciò che avresti desiderato far capire loro, ai tuoi bisogni, alle tue emozioni o alle difficoltà che forse non riuscivi a esprimere a parole. A volte, riconoscere ciò che avremmo voluto ricevere da bambini ci aiuta a comprendere meglio noi stessi oggi.
Rifletti sui modi di pensare, reagire o comportarti che senti di aver ereditato da tua madre o da tuo padre. Questa somiglianza ti fa piacere, ti mette a disagio o ti porta a temere di ripetere alcuni comportamenti?
Ripensa alle parole e agli atteggiamenti che ricevevi quando avevi successo o incontravi una difficoltà. Ti sentivi apprezzato per il tuo impegno oppure avevi la sensazione di valere soprattutto quando ottenevi buoni risultati? Queste esperienze possono aver influenzato il modo in cui oggi vivi i successi e gli insuccessi.
Ripensa ai sogni che avevi e alle cose che avresti voluto realizzare, ma che forse hai messo da parte perché qualcuno ti ha fatto dubitare delle tue capacità o ti ha trasmesso l'idea che non fossero alla tua portata. Chiediti se quei messaggi influenzano ancora oggi le tue scelte.

Prenditi un momento per te e, se puoi, usa carta e penna per rispondere alle domande. Scrivere a mano può aiutarti a rallentare, mettere ordine nei pensieri e dare un nome a emozioni che a volte fai fatica a riconoscere. Non devi trovare le parole perfette e non esistono risposte giuste o sbagliate: conta ciò che senti e che scegli di raccontare a te stesso.Conserva le tue risposte, se lo desideri. Rileggerle dopo un po' di tempo potrebbe aiutarti a riconoscere cambiamenti, pensieri ricorrenti o aspetti di te che prima non avevi notato.Se qualche riflessione ti sembra particolarmente importante, puoi anche scegliere di condividerla con una persona di cui ti fidi oppure portarla a un colloquio con uno psicologo, se senti il bisogno di approfondirla. A volte mettere i propri pensieri per iscritto rende più semplice trovare le parole per raccontarli.Ricorda: le risposte sono tue. Puoi tenerle private, condividerne soltanto alcune o tornare a leggerle quando ne sentirai il desiderio. Non devi dimostrare niente a nessuno: questo spazio è prima di tutto un'occasione per ascoltarti con sincerità e senza giudicarti.
